Quali sono i motivi della crisi dei listini cinesi?

L'economia cinese è in rallentamento ma rimane sempre positiva.

Dopo un 2020 di crescita eccezionale in controtendenza rispetto al resto del mondo, dal 2021 notiamo un rallentamento dell’economia e di conseguenza dei listini.

Comunque, nonostante la congiuntura macroeconomica difficile, la crescita rimane positiva, con un PIL al +3,9% di tutto rispetto e la buona ripresa dell’attività industriale, + 6,9%.

Eppure, nonostante i dati comunicati dall’ufficio nazionale di statistica per il terzo trimestre 2022 siano positivi, il 24 ottobre scorso hanno fatto crollare la Borsa a Hong Kong al -6,36%; Shanghai e Shenzhen intorno al 2%. 

 

I motivi sono 3.

 

1) i dati di crescita sono inferiori alle stime degli analisti.

Nonostante il dato positivo, si legge un rallentamento della crescita che allontana le prospettive positive per la Cina ipotizzate nel 2020.

Da una crescita prevista del PIL al 5,5% per il terzo trimestre del 2022 nell’area si registra una crescita del 3,9%.

La disoccupazione giovanile resta alta, oltre il 18%. 

A pesare sul PIL è soprattutto la crisi immobiliare.

Le vendite di immobili, valutate per metri quadrati, sono crollate del 22% e i nuovi cantieri sono calati del 38%. 

L’immobile è la principale forma di investimento e di risparmio in Cina. Ma i soldi non spesi per il mattone non stanno andando verso il consumo al dettaglio con conseguente rallentamento della crescita economica.

Come mai era successo fino ad ora fioccano le proteste, centinaia di migliaia di cinesi si rifiutano di pagare la rata del mutuo per le case non ancora terminate. 

Tale corto circuito manda in sofferenza le banche.

 

2) La politica sanitaria Zero Covid rallenta l’economia

La gestione disastrosa del Covid frena i consumi interni e schiaccia il settore dei servizi. 

I due mesi di lockdown per oltre venti milioni di persone, della scorsa primavera e la disorganizzazione scatenarono proteste rabbiose e inconsuete per la Cina. 

 

Nonostante abbia gestito male la crisi covid, nei giorni scorsi 

Xi Jinping ha nominato numero 2 del suo nuovo Politburo il compagno Li Qiang.

Gli analisti osservano che Xi si concentra sulla sicurezza (del Partito).

Il rallentamento critico dell’economia passa in secondo piano, nelle sue dichiarazioni in proposito parla della «crescita di qualità» ma in realtà le sue preoccupazioni sono di tipo politico.

Devo evidenziare che altri analisti non concordano sui questa tesi.

Si nota la stretta del controllo statale di stampo marxista-leninista sulle industrie tecnologiche più innovative.

Li Qiang dovrebbe assumere la carica di primo ministro (che in Cina dovrebbe gestire l’economia) a marzo. Viene descritto come un conoscitore della macchina produttiva, ma sicuramente non come un tecnocrate in grado di dire qualche no a Xi Jinping.

 

3) Opacità del potere impatta sui mercati.

Il dato sul Pil inviato in ritardo, senza spiegazioni plausibili, lascia perplessi, per il quale è stata suggerita una motivazione assurda: 

gli alti funzionari che avrebbero dovuto comunicare in pubblico i risultati erano impegnati nel Congresso del Partito e praticamente chiusi nella bolla sanitaria per evitare contagi virali. 

Ovviamente tali elementi di opacità del potere pesano sulla psicologia degli investitori in Borsa.

 

Il sorpasso cinese sull’America? Magari nel 2060

Se a fine 2021 il sorpasso si prospettava per 2030-35, oggi, dopo solo 10 mesi gli analisti rivedono i tempi, nonostante Xi Jinping abbia assicurato che la Cina diventerà «un Paese sviluppato di medio livello» entro i prossimi dieci anni. 

Significherebbe il raddoppio del reddito pro capite dei cinesi, che attualmente è di 12.500 dollari all’anno, solo un quinto dei cittadini USA. 

Secondo gli analisti la Cina fino al 2035 dovrebbe crescere del 5,5% all’anno per raggiungere tale risultato, considerando che nel 2022 l’obiettivo è fallito, appare irraggiungibile per ragioni statistiche.

le previsioni per il 2023 non sono più promettenti. 

Il sorpasso del PIL Cina su USA in termini assoluti si era ipotizzato per il 2025-2035 Ora non più. 

Se accadrà non sarà prima del 2060, rileva sul Financial Times Ruchir Sharma, presidente di Rockefeller International, contando però su una crescita media americana molto bassa, intorno all’1,5%.

 

Conclusioni personali.

Il nostro unico obiettivo riguarda la gestione del denaro e quindi la ricerca di opportunità nei mercati.

 Per cui, prima di arrivare a conclusioni affrettate e conseguenti scelte errate, ritengo opportuno considerare alcuni elementi.

Il ragionamento verte su 3 punti fondamentali:

 

1 Affidabilità delle previsioni degli analisti.

Le previsioni sulle prospettive di crescita di una economia o di un investimento hanno basi statistiche e quindi probabilistiche, non sono certe.

Gli errori recenti delle banche centrali nella stima sull'inflazione, data per transitoria, ne sono la prova.

Anche le banche centrali basano le decisioni sulle previsioni degli analisti. Pertanto, è giusto tenere conto delle previsioni ma considerando la probabilità che possano essere disattese, in un senso o nell’altro.

 

2 resilienza mercato cinese.

Questi dati dai quali si prospetta una congiuntura negativa cinese ricordano i fatti del 2015. Crisi dell'economia che, dopo un rialzo del 150% del 2014, causò un -30% in sei mesi. 

In tale occasione gli analisti prospettarono un crollo dell’economia cinese senza precedenti e nei titoli di giornale si parlava di una caduta addirittura  “inarrestabile” parole testuali ricavate da un articolo del sole 24 ore dell’8 luglio 2015.

Invece la ripresa dei listini e la crescita economica della Cina degli ultimi 7 anni è nota a tutti.

Di sicuro, i mercati asiatici non sono efficienti come quelli USA.

Nonostante sia la seconda superpotenza del mondo, dobbiamo tenere presente il contesto politico della regione e la poca trasparenza con cui vengono trasmessi i dati, inoltre la sua economia non si presta alle valutazioni dei modelli economici classici con cui valutiamo l’economia occidentale.

 

3 approccio al mercato cinese.

Alla luce di quanto esposto come comportarsi?

Prima di tutto “non si butta il bimbo con l’acqua sporca” per usare un famoso detto, ossia vendere per spostare il denaro su altro, magari l'india.

Essendo l'economia cinese fortemente controllata dal governo e conoscendo le mire espansionistiche per superare gli USA, potrebbero trovare delle soluzioni per rilanciare l'economia senza perderne il controllo.

Parliamo della seconda economia del mondo, rappresenta il 30% della crescita mondiale, non possiamo non averla in portafoglio.

Date le considerazioni di cui sopra è ancora più necessario l’utilizzo di una strategia programmata.

L’approccio ad un mercato dalle caratteristiche di elevata volatilità deve necessariamente passare attraverso un piano di accumulo sistematico e programmato.

Ricordo che il PAC consente di ottenere risultati positivi anche e soprattutto di fronte a mercati molto volatili, addirittura consente di guadagnare soprattutto su mercati poco efficienti.


Quindi per stare tranquilli valgono sempre le 3 regole:

prima regola DIVERSIFICARE!

seconda regola STRATEGIA!

terza regola COMPRARE TITOLI DI QUALITA' !


P.S. nelle scorse ore si è avuto l’incontro tra Xi Jinping e Biden in occasione del G20, si è parlato della pace nel mondo (assente Putin in quanto non gradito) inoltre si spera abbiano trovato un accordo su tanti temi e si sia stemperata la tensione innescata già dai tempi di Trump con la guerra del tech. 




I mercati finanziari sono estremamente efficienti nel portare via il denaro agli investitori impazienti per consegnarlo a quelli pazienti

Warren Buffet

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alessandra pitzalis

Consulente Finanziario Iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari Delibera Consob N° 13354 del 27/11/2001

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