Caso Silicon Valley Bank e solidità delle banche italiane
di Alessandra Pitzalis | pubblicato il 14 marzo 2023
Facciamo un po’ di chiarezza sul caso SVB (Silicon Valley Bank) e Silvergate.
Le due piccole banche la cui crisi sta facendo traballare i listini di tutto il mondo.
Ieri Lunedi 13, l’indice Stoxx delle banche dell’Europa perdeva quasi il 4%. Oggi, martedì 14 marzo, le borse aprono positive probabilmente a seguito delle rassicurazioni di Powell ma anche perché la crisi di queste banche dovrebbe rallentare l’aumento dei tassi da parte della FED, facendo festeggiare i listini, soprattutto americani.
Anzi mentre scrivo mi scorre sull’altro schermo la notizia che probabilmente Powell, addirittura taglierà i tassi!! Come prospettavo nei mesi scorsi quando il timore della crisi economica preoccupava non poco.
Con i tassi in calo i listini azionari del settore Tecnologico, i più sofferenti nel 2021 e 2022, festeggiano!
Con queste mie righe, desidero portare l’attenzione sulle banche italiane e europee, dato che come al solito le notizie catastrofiche di accostamento al passato, quando ci fu il fallimento di Lehman Brother’s iniziano a fioccare, seminando il panico.
Questa situazione è totalmente differente da ciò che accadde nel 2008, dato che proprio a seguito di quella crisi furono adottate delle misure di salvaguardia molto stringenti per le banche a tutela degli investitori.
Diamo uno sguardo ai motivi causa della crisi, senza pretesa di esaustività.
Prima di tutto La SVB e Silvergate finanziavano piccole start up, essendo queste dipendenti dal credito bancario, l’aumento dei tassi ha ovviamente impattato negativamente sui loro bilanci.
Di conseguenza i correntisti e poi degli investitori hanno portato via la liquidità depositata, (ricordiamoci che la banca investe la liquidità in titoli di stato) che a causa della perdita dei titoli obbligazionari sempre a causa dell’aumento dei tassi, la banca ha dovuto disinvestire in perdita anche del 30%, contabilizzando enormi perdite, fino a 1,8 miliardi .
L’esperienza insegna che i guai, ci mettono pochissimo ad attraversare l’Oceano e sbarcare a Piazza Affari, il rischio di contagio è da tenere presente ma non vanno però ignorate le differenze.
Accostare le due piccole banche degli Stati Uniti alle grandi banche italiane sarebbe esagerato e fuorviante.
Riporto alcuni dati anche se per gli addetti ai lavori ma aiutano a chiarire le idee sulla situazione.
Riporto i nomi degli indicatori utili a controllare lo stato di salute delle banche.
Prima di tutto gli istituti di credito italiani quotati alla Borsa di Milano partono da una situazione di tranquillità: importante evidenziare che il differenziale tra prestiti/depositi, oggi al 78%.
Ancora più rassicurante il Liquidity Coverage Ratio, l’indicatore della capacità della banca di reggere negli scenari di stress. L’LCR è 240%. quindi elevatissimo.
Anche l’ultimo dei misuratori introdotti dal Comitato di Basilea III, il net stable funding ratio è solido, L’NSFR è ben sopra quota 100%.
I paragoni tra SVB e le banche italiane quotate non hanno molto senso, ma quando il mercato si mette a cercare aree di rischio nei bilanci, qualche volta le trova. Per cui un esame ancora più approfondito è opportuno.
Una possibile area di debolezza c’è, l’esposizione al BTP. Il famoso BTP come sempre sarà il sorvegliato speciale essendo in pancia di tutte le banche Italiane, seppur in misura differente a causa della sua volatilità, dato che potrebbe causare perdite nei loro bilanci.
Ma rispetto al passato, la situazione è decisamente migliorata. Le due grandi, Unicredit e Intesa SanPaolo [ISP.MI], sono ben lontane dalla soglia di prima attenzione.
Quelle maggiormente esposte, con alta percentuale di debito italiano nei portafogli sono Credem [EMBI.MI], con un ammontare pari a 2,5 volte il tangible equity, molto più sotto Bper Banca [EMII.MI], 1,5 volte e Banco BPM 1,2 volte.
A fronte di questi livelli di esposizione, c’è però un Maximum Distributable Amount (MDA) molto più elevato rispetto agli anni della crisi del debito sovrano, del 2011 oggi siamo mediamente intorno a 500-600 punti base.
Per ultimo, ci sono le sofferenze, un serio problema del passato. Anche in questo, caso, oggi, dopo anni di rigorosa pulizia di bilancio, il gross NPE è ben sotto il 5%.
In conclusione, i sistemi bancari europei e americani sono solidi, i governi saranno pronti ad intervenire a salvaguardia del sistema bancario e degli investitori qualora dovessero esserci altre banche in difficoltà.
Dobbiamo fare attenzione anche alla solidità delle banche in cui depositiamo i nostri denari.
Fideuram nel gruppo intesa è la banca più solida d’Italia, è necessario tenerlo presente per la nostra tranquillità.
La situazione appare sotto controllo ed è comunque legata alla capacità delle autorità di regolamentazione statunitensi di prevenire qualsiasi ulteriore perdita di fiducia nelle banche statunitensi di piccole e medie dimensioni (spesso regionali). L'annuncio del 12 marzo che i clienti SVB avranno accesso ai loro depositi anche se sono al di sopra del limite FDIC di 250k ha probabilmente ridotto parte del rischio di contagio.
Infine, per quanto riguarda gli USA Powell ha rassicurato sul sistema bancario americano, inoltre potrebbe ridurre i tassi invece di aumentarli come previsto, infatti, oggi le borse festeggiano dopo la giornata buia di ieri, come a ricordarci la storica massima di Warren Buffet:
“I mercati sono molto efficienti nel portare via il denaro dagli investitori impazienti per portarlo a quelli pazienti”
PS: naturalmente sono a disposizione per eventuali chiarimenti
