Vivere di rendita: come si determina il capitale
di Alessandra Pitzalis | pubblicato il 22 gennaio 2026
Vivere di rendita significa in realtà solo una cosa: avere la libertà di godersi il tempo, senza essere costretti a lavorare per vivere.
Per intere generazioni il lavoro è stato anche identità, sicurezza, architettura della vita quotidiana, e la sua ricompensa economica e morale bastava a giustificarne il sacrificio.
Oggi le cose sono cambiate. Non per tutti sia chiaro, ma il numero degli insofferenti da lavoro è in aumento.
È comprensibile. La vita frenetica, la pressione costante e i contesti iper-competitivi ne hanno svuotato il significato.
Resta solo il guadagno.
Viviamo l’epoca del passaggio dal “work first” al “life first” e il tempo libero diventa il bene più ambìto, persino più del reddito.
Certo, ereditieri a parte, non tutti possono vivere di rendita, siamo onesti, tuttavia, costruire una entrata soddisfacente, anche partendo da capitali modesti, è meno complicato di qualche anno fa.
Marco ad esempio, 55 anni, ex dipendente privato, una persona paziente e frugale, oggi vive di rendita.
Nel tempo, con la disciplina e tenacia di un maratoneta, ci è riuscito, ha costruito la sua “Fuck you position”, come John Goodman ha ben spiegato nel film The Gambler.
Ha la casa di proprietà, un fondo pensione attivo e 1 mil di € investito in borsa al 4% netto.
Certo, a Goodman servivano 2,5 mil di dollari per la sua filosofia di libertà.
Ma ognuno ha il proprio tenore di vita e a Marco 1 mil è più che sufficiente.
Qualcuno può pensare siano troppo pochi. Ma il punto è un altro.
Per progettare di vivere di rendita la domanda da porsi è questa:
Quanto mi serve all’anno per mantenere il mio stile di vita?
Come si progetta il capitale necessario per la propria libertà?
Mi spiego meglio.
Il FIRE (Financial Independence Retire Early), o soglia di indipendenza economica, che si definisce matematicamente, esprime una condizione di equilibrio patrimoniale.
Ne deriva un aspetto fondamentale, il FIRE non è un valore assoluto né universale, ma una variabile individuale, dipendente da:
- livello e stabilità delle spese,
- orizzonte temporale della rendita,
- struttura del portafoglio,
Sono i pilastri.
Ma dipende anche dal contesto macroeconomico e fiscale!
Senza considerare una buona copertura assicurativa, infortuni e malattia.
Infine, fondamentale è il tasso di prelievo del capitale (Withdrawal Rate)
Secondo lo studio di William P. Bengen (1994), con il tasso di prelievo del 4% del proprio portafoglio le probabilità che il capitale si esaurisca nell'arco di trent'anni sono statisticamente bassissime.
Detto questo. Senza pretesa di esaustività.
Una volta definito l’ammontare delle spese annue attese, lo moltiplichiamo per un fattore, generalmente 25 e avremo definito il nostro Fire.
ESEMPIO: Spese annue € 50000 X 25 = € 1.250.000 (tasso di prelievo 4%)
Ovviamente, se la componente fissa è il capitale a disposizione si riduce il tasso di prelievo e di conseguenza si modifica lo stile di vita.
Tuttavia, alla luce del nuovo scenario internazionale è preferibile l’utilizzo di parametri all'insegna della prudenza, che prevedano un tasso di prelievo tra il 3% e il 3,5%, per garantire la solidità del piano nel lungo periodo.
In conclusione, una volta stabilita la somma minima necessaria, l’analisi del portafoglio d’investimento sarà focalizzato non sulla massimizzazione del rendimento ma sulla capacità di resistere negli scenari peggiori rimanendo intatto (tasso di prelievo 3,2% PWR), oppure non finire il denaro ma arrivare a zero alla fine del periodo considerato (tasso di prelievo 5,9% SWR).
Nella foto 20 anni.
Perché evitare un rapido impoverimento dovuto a un’eccessiva aggressività è l’unica vera condizione per rendere sostenibile la rendita nel tempo, per mantenere lo stesso stile di vita per sempre.
